I RETROSCENA DI UNA LETTERA INEDITA DI GIACOMO LEOPARDI A PAPA PIO VII

Il  cardinale Gregorio  Luigi  Barnaba  Chiaromonti  era  nato  a  Cesena  il  14  agosto 1740.

Assurto  al  soglio  pontificio  nel  1800  col  nome  Pio  VII,  ha  lasciato  orme  di  sé  nella  frastagliata  storia  della  Chiesa soprattutto  per  i  suoi  burrascosi  rapporti  con  Napoleone,  il  quale,da  lui  scomunicato  nel  1809,per  ripicca  lo  fece  arrestare.

Relegato  prima  a  Savona  e  poi  a  Fontainebleu,  il papa  potè  fare  ritorno  a  Roma  nel  1814,preoccupandosi  per  prima  cosa  di  riaprire  la  congregazione  del  gesuiti,  in  maniera  da  assicurarsi   un  valido  presidio  protettivo  , in  caso  di  ulteriori  rappresaglie  da  parte  dell’imperatore  francese.

Con  l’appoggio  dello  scaltro  cardinale  Ercole  Consalvi  tra  il  1817  ve  il  1818  concluse  importanti  trattati  coi  maggiori  stati  europei.

Morì  il  20  agosto  (lo  stesso  mese  della  nascita)  1823.

A  questo  pontefice  dagli  umori  alquanto  fluttuanti  l’adolescente  Giacomo  Leopardi  indirizzò  una  breve  lettera,con  la  quale  chiedeva  il  beneplacito  per  la  lettura  di  libri  proibiti,sulla  quale  incombeva  come  un  macigno  il  veto  impostogli  dal  padre.   Non  si  conosce  la  data  esatta  dell’epistola:  se  ne  conosce  soltanto  l’anno,  il  1819,lo  stesso  dell’Infinito.

Tipologicamente,  si  tratta  di  una  supplica  dal  tono  comprensibilmente  imbarazzato e  ortograficamente  piuttosto  contorta. Quella  che  segue  è  la  stesura  definitiva  della   lettera,in quanto  completata da  una  chiusa (Dev.mo  Giacomo  Leopardi (1819), che  manca  nella  raccolta  delle  lettere  del  poeta uscita  nella  benemerita  collana  dei  “Meridiani”  dell’editore  Mondadori.

Eccone  il  testo  integrale:

Giacomo  Leopardi  del  Conte  Monaldi  di  Recanati,  dovendo  consultare  per  i  suoi  studi  opere,specialmente  filosofiche,  chiede  nuova  facoltà  di  poter  leggere  libri  di  ogni  specie;  giacché  anche  gli  stessi  veleni  riescono  talvolta  potentissimi   rimedi,  così  per  poter  combattere  vittoriosamente  gli  avversari  fa  duopo  conoscere  le  armi  con  le  quali  aggrediscono (Dev.mo  Giacomo  Leopardi (1819)”.

Come  si  vede,  il  notevole  disagio  del  poeta  appare  trincerato  dietro  maldestre  piroette  dialettiche, finalizzate  alla  “captatio  benevolentiae”  papale.

A  quanto  se ne  sa,  la  risposta  di  Pio  VII,in  lingua  latina, pervenne  al  Leopardi  qualche  settimana  dopo.

Era  positiva  e  così  il  poeta  potè  accedere  alla  lettura  dei  sospirati  testi  proibiti,fine  ultimo  della  sua  supplica,alcuni  dei  quali  di  argomento  marcatamente  erotico, tra  cui  i  romanzi  di  Eugenio  Sue  e  alcune  antologie   dal  sapore  decisamente  peccaminoso.

L’atteggiamento  indubbiamente  pruriginoso  del  grande  recanatese  s’inquadra  nella  complessa  questione  –  opportunamente affrontata  da  alcuni  biografi  –  relativa  alla  precocità  sessuale  del  poeta.

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